Acidità di stomaco

Acidità di stomaco e gastroprotettori: cosa sono e come funzionano

Tempo di lettura: 2 minuti

L’acidità di stomaco consiste in un processo di infiammazione della parete interna dello stomaco, dove si trova uno strato di muco che ha la funzione di protezione e di barriera per la diffusione dell’acido e degli enzimi digestivi.

Nel momento in cui tale parete viene irritata, viene meno la funzione di difesa contro batteri e sostanze patogene e si genera una produzione eccessiva di molecole acide, che tendono a oltrepassare la barriera protettiva, generando una sensazione di bruciore. Se il bruciore si irradia attraverso l’esofago giungendo fino alla gola, si parla di “malattia da reflusso gastroesofageo”. Altre condizioni cliniche correlate all’acidità di stomaco sono la gastrite, l’ulcera, l’infezione da Helicobacter pylori, l’ernia iatale.

Si può intuire, quindi, che l’acidità gastrica è un sintomo comune a più patologie, e le cause sono molteplici: aumento di peso, cibi grassi, bevande gassate e contenenti caffeina, alcol, fumo, determinati farmaci. Tra questi ultimi rientrano molti antistaminici, alcuni antidepressivi, antiipertensivi, antianginosi, progestinici, antiinfiammatori non steroidei (FANS).  

I farmaci per il trattamento dell’acidità di stomaco

Per il trattamento dell’acidità gastrica esistono diverse classi di farmaci, i cosiddetti “gastroprotettori”: inibitori di pompa protonica, antiacidi, anti-H2, prostaglandine.

Gli inibitori di pompa protonica si chiamano così perché vanno a inibire, ossia a bloccare, l’azione di una proteina localizzata a livello delle cellule parietali dello stomaco, che normalmente ha il compito di scambiare ioni da una parte all’altra delle cellule stesse e, in particolare, di regolare il flusso di protoni (molecole acide) dallo stomaco verso l’esterno. Quando questa pompa non funziona bene, produce una quantità eccessiva di acido, per cui deve essere controllata da questi farmaci. Si tratta di: pantoprazolo, omeprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, rabeprazolo. Sebbene in generale siano tutti ben tollerati, è stato osservato che una terapia cronica potrebbe portare a una riduzione dell’assorbimento di vitamine e dell’effetto protettivo antibatterico da parte del muco.

Gli antiacidi neutralizzano l’acidità dello stomaco poiché contengono sostanze tipo il Bicarbonato di sodio o l’idrossido di magnesio e di alluminio, che reagiscono con l’acido cloridrico prodotto dallo stomaco. Hanno un effetto immediato e poco duraturo, e solitamente sono farmaci da banco. A lungo andare, possono comunque interferire con patologie cardiovascolari, epatiche o renali.

Gli anti-H2 sono degli antagonisti dell’istamina a livello dei recettori H2 presenti sulla parete gastrica. Questi farmaci si legano a tali recettori, impedendone il legame con l’istamina. In questo modo, la molecola non può partecipare alla produzione di succhi gastrici. Questa tipologia di farmaci è stata quasi del tutto sostituita dagli inibitori di pompa protonica per la loro maggiore efficacia.

Meno comuni sono le prostaglandine, che vengono perlopiù utilizzate in caso di lesione della mucosa gastrica dovuta all’assunzione dei FANS. Inoltre, alcune prostaglandine hanno un potente effetto abortivo. Esse agiscono riducendo la produzione di succhi gastrici, poiché bloccano l’azione di una molecola che viene attivata dall’istamina, e contribuiscono a riparare lo strato protettivo di muco.

Conclusioni

È bene tener presente che si tratta di cure momentanee, che non risolvono il problema alla radice ma si limitano a generare una sensazione di sollievo temporaneo e possono nascondere problematiche importanti. Per questo, bisogna sempre rivolgersi a un medico professionista e associare le cure a uno stile di vita sano ed equilibrato.

Veronica Centorame

www.iconsiglideifarmacisti.it

Fonti

Leave a Reply