Consumo di caffè e caffeina: effetti dosaggi e valutazione rischi/benefici

Consumo di caffè e caffeina: effetti, dosaggi e valutazione rischi/benefici

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La caffeina è l’agente psicoattivo più consumato al mondo: viene impiegato come bevanda e le piante che ne contengono sono il caffè e  il the.

Il caffè è utilizzato comunemente come bevanda per aumentare lo stato di veglia e la produttività lavorativa, mentre la caffeina di sintesi è aggiunta a bibite analcoliche, bevande energetiche e prodotti utilizzati per contrastare l’affaticamento o per indurre la perdita di peso; la concentrazione della caffeina varia rispetto al tipo di bevanda: è più alta nel caffè, nelle bibite energetiche e nelle compresse prodotte industrialmente.

Il suo contenuto nel the è meno rilevante.

Ma che cos’è la caffeina?

Si tratta di una metilxantina che viene assorbita completamente entro 45 minuti dall’assunzione, con un picco tra i 15 minuti  e le 2 ore: la sua emivita è variabile con l’età.

Nell’adulto è normalmente tra le 2,5-4,5 ore. Parecchi fattori ne modificano comunque il metabolismo: il fumo infatti riduce l’emivita della metà, i contraccettivi orali no.

In gravidanza il metabolismo è ridotto portando l’emivita ad oltre 15 ore. Anche i farmaci l’influenzano riducendone la clearence (cioè l’eliminazione) e quindi aumentandola: è il caso dei chinolonici, dei farmaci cardiovascolari, dei broncodilatatori e degli antidepressivi.

Effetti farmacologici

Dal punto di vista farmacologico gli effetti sugli effetti della caffeina sull’organismo non vi è identità di vedute e se ne dibatte da tempo nella letteratura scientifica come si evince dal da una revisione pubblicata sul New England Journal of Medicine e un report sugli eventi avversi pubblicato su Mayo Clinic Proceeeding.

Una cosa è certa: passando  la barriera ematoencefalica e, avendo una struttura simile all’adenosina, legandosi di conseguenza ai suoi recettori la caffeina  ne inibisce gli effetti.

Di conseguenza a livello encefalico riduce l’affaticamento, aumenta lo stato di vigilanza e allerta, riduce i tempi di reazione, aumenta l’efficacia dei FANS nel trattamento della cefalea e in altri tipi di dolore, può persino ridurre il rischio di depressione.

Esiste inoltre una correlazione tra il consumo di caffè e la fibrillazione atriale, non è pero evidente un aumento del rischio di eventi cardiovascolari nella produzione generale con il consumo di elevate quantità di caffè.

Nei soggetti diabetici, di tipo 2 i dati non sono univoci, ma uno studio pubblicato su BMJ su una popolazione di pazienti diabetici in Giappone ha dimostrato che il consumo di caffè può essere ad una ridotta mortalità per tutte le cause.

La correlazione era incrementale alla dose giornaliera e con effetto combinato al the verde (di tipo additivo).

I limiti dello studio sono legati però alla mancanza della omogeneità etnica del campione studiato.

Non sembrerebbe esserci rapporto tra consumo di caffè ed incremento d’incidenza di neoplasie e mortalità per cancro, come sembrerebbe essere dimostrato da diversi studi prospettivi; anzi gli stessi lavori hanno evidenziato una seppur minima riduzione del rischio nel melano, nei tumori cutanei, in quelli della mammella e della prostata.

A livello epatico la caffeina è stata associata con un ruolo preventivo in caso di rischio di fibrosi epatica e cirrosi.

Nell’ambito delle malattie neurodegenerative la caffeina ha dimostrato una relazione inversa tra suo consumo e rischio di Malattia di Parkinson.

Non bisogna abusarne

Infatti la caffeina a dosi elevate (> 400 mg al giorno) e/o nelle persone particolarmente sensibili a questa molecola (es. soggetti affetti da disturbi bipolari) può indurre ansia.

Un’elevata assunzione di caffè può stimolare la diuresi, ma senza effetti dannosi sull’idratazione.

Smettere improvvisamente di assumere caffeina in un consumatore abituale può portare a sintomi di astinenza come: cefalea astenia, riduzione dell’attenzione, umore depresso e sintomi simil-influenzali.  

Gli effetti tossici della caffeina si verificano per assunzione > 1.2 g e una dose da 10 a 14 g è considerata fatale. Una overdose di caffeina è un evento raro se si considerano le modalità tradizionali di assunzione (caffè e the) perché per un avvelenamento da caffeina dovrebbero essere necessarie 70-100 tazzine di caffè.

Bisogna porre molta attenzione soprattutto nei soggetti giovani all’assunzione di caffeina in compresse o sotto forma di drink energetici: si possono verificare eventi avversi severi perché:

  • il consumo episodico, non consente di sviluppare una tolleranza
  • il consumo da parte di soggetti giovani li rende più vulnerabili agli effetti della caffeina
  • l’effetto della caffeina è sinergico con altri componenti presenti nelle bevande energizzanti
  • l’assunzione in combinazione con alcool e/o sforzo intenso è causa di esiti gravi anche fatali

Esiste infatti una correlazione decisamente elevata tra il consumo di bevande energetiche e il rischio di eventi avversi cardiovascolari a breve termine quali incremento della pressione arteriosa, prolungamento del tratto QT corretto per la frequenza cardiaca e palpitazioni.

Su un totale dei 23.269 eventi avversi (EA) segnalati alla FDA degli Stati Uniti tra il 2014 e il 2018, 2117 eventi avversi erano correlati a prodotti contenti caffeina, in particolare questi prodotti (drink energetici e/o prodotti per la perdita di peso) avevano una probabilità maggiore che l’evento avverso fosse mortale o pericoloso per la vita.

Dr. Umberto Ilari

www.iconsiglideifarmacisti.it

Fonti

  • MSDSalute.it
  • Van Dam RM Coffee, Caffeine, and Health N Engl J Med 2020;383:369-78.
  • Jamin AR et al. Adverse Events Reported to the United States Food and Drug Administration Related to Caffeine-Containing Products Mayo Clin Proc 2020;95:1594-1603.
  • Komorita Y et al.  Additive effects of green tea and coffee on all-cause mortality in patients with type 2 diabetes mellitus: the Fukuoka Diabetes Registry  BMJ Open Diab Res Care 2020;8:e001252. doi:10.1136/ bmjdrc-2020-001252.

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