Ansia e tachicardia

Ansia e tachicardia

Tempo di lettura: 3 minuti

Ansia e tachicardia sono spesso associati: la tachicardia si genera in seguito all’attivazione del sistema neuronale attacco/fuga (si manifesta in risposta a un evento percepito come pericoloso per la propria incolumità e/o quella dei propri cari) ed è indotta dai sentimenti di paura e preoccupazione caratterizzanti l’ansia. Questa sensazione può sfociare in un attacco di panico che si manifesta come un episodio breve, intenso, caratterizzato da ansia acuta ed a sintomi somatici.

La tachicardia è un aumento anomalo della frequenza cardiaca oltre i 100 battiti al minuto e può verificarsi in conseguenza di condizioni fisiologiche o patologiche: viene generalmente percepita come ”sensazione di cuore in gola”.

Inoltre l’esposizione del cuore ad uno sforzo eccessivo può costituire un fattore di rischio per la tachicardia.

La tachicardia è associata a condizioni mediche (malattie cardiache, ipertensione, apnea notturna, diabete, anemia e disfunzioni della tiroide) e/o psicologiche (ansia, stress e panico).

Anche l’impiego di sostanze eccitanti come il fumo, la caffeina, l’alcol e le droghe (in particolare la cocaina) possono provocarne l’insorgenza.

La comparsa della tachicardia può essere dovuta anche all’età avanzata e può essere legata alla familiarità.

Cos’è la tachicardia

Dal punto di vista clinico la tachicardia  si distingue in: parossistica e sinusale.

  • La tachicardia parossistica è un’ aritmia cardiaca determinata dalla stimolazione anomala di un centro generante impulsi, che si sostituisce al nodo seno-atriale (normalmente la sede del ritmo cardiaco) e ne assume il comando per un tempo più o meno lungo. La frequenza cardiaca può variare tra 120 e 200 battiti al minuto.

Le cause sono diverse: lesioni organiche del cuore (ischemia, miocarditi reumatica o ipertensiva), intossicazioni farmacologiche o riflessi gastro-cardiaci. Gli attacchi di tachicardia presentano diversa durata e possono accompagnarsi ad ansia, sudorazione, ipotensione, sensazione di cardiopalmo. 

  • La tachicardia sinusale, invece, è un’aritmia caratterizzata dall’aumento di frequenza e velocità del ritmo sinusale, cioè il battito imposto al cuore dal nodo seno atriale.  Gli stati ansiogeni (in primis), l’esercizio fisico, l’ipertiroidismo, l’abuso di caffeina, il fumo, l’anemia, la febbre, l’ipotensione, le vertigini ed alcuni farmaci possono provocarne l’insorgenza.

La tachicardia ansiosa è associata alla tachicardia sinusale: i parametri per distinguere tra tachicardia parossistica (cardiologica) e quella sinusale (ansiosa) sono la frequenza cardiaca ed il ritmo del battito cardiaco, nella modalità di insorgenza e di remissione e nei sintomi di accompagnamento. Mentre nella tachicardia parossistica si manifestano dolori o fastidi al petto, in quella ansiosa si nota la presenza di paura e preoccupazione.

La crisi tachicardica, soprattutto in chi soffre di attacchi di panico, può essere interpretata erroneamente come segno imminente di attacco cardiaco.

La tachicardia da ansia

La tachicardia ansiosa non è pericolosa, ma soltanto fastidiosa e non va interpretata come un segnale di una patologia in corso: il timore che possa essere qualcosa di grave rischia soltanto di generare un escalation del fenomeno.

In questo tipo di tachicardia il trattamento farmacologico con betabloccanti o benzodiazepine non è indicato, quello più appropriato è la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Tra le tecniche cognitive si utilizzano strategie verbali volte a modificare i pensieri catastrofici automatici e l’apprendimento della non pericolosità delle sensazioni fisiche scaturite dall’ansia .

Le tecniche comportamentali invece sono volte alla modificazione dei comportamenti problematici che mantengono il disturbo e  all’apprendimento di strategie funzionali .

Inoltre, vengono utilizzate anche tecniche esperenziali e di rilassamento (tecniche della Acceptance and Commitment Therapy e meditazione mindfulness) al fine di aumentare l’accettazione delle emozioni negative.

Il legame  tra i disturbi d’ansia e la malattia cardiaca è dimostrato in vari studi clinici e la tachicardia ansiosa a lungo termine, a seguito dell’esposizione ripetuta del cuore a condizioni stressanti, può portare durante il corso della vita a gravi patologie.

L’ansia deve essere curata e l’apporto di un psicoterapeuta costituisce una forma importante di prevenzione in soggetti predisposti.

La sinergia tra medico e psicoterapeuta, essendo la tachicardia un sintomo presente in più condizioni cliniche (mediche e psicologiche), deve essere attiva al fine di migliorarne la diagnosi e ottimizzarne il trattamento.

Dr. Umberto Ilari

www.iconsiglideifarmacisti.ti

Fonti

Leave a Reply