I danni del fumo: più decessi di alcol e droga messi insieme

I danni del fumo: più decessi di alcol e droga messi insieme

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Il tabagismo è l’intossicazione acuta o cronica prodotta da una dipendenza dal tabacco. Il consumo di prodotti del tabacco (da fumo e non da fumo) è tuttora nel nostro Paese la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile. La prevenzione e la cura del tabagismo sono obiettivi prioritari da perseguire attraverso misure efficaci (interventi normativi, attività di educazione e promozione della salute, sviluppo di metodologie e farmaci per favorire la cessazione, ecc.) per ottenere una progressiva diminuzione dei consumi, la riduzione della prevalenza dei consumatori e la conseguente riduzione delle gravissime patologie correlate.

La prevenzione del tabagismo è una delle aree  per agire sui principali fattori di rischio di malattie croniche (tabagismo, uso dannoso e rischioso di alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica/sedentarietà).

Il fumo di tabacco è causa nota o probabile di almeno 25 malattie

Il fumo di tabacco è una causa nota o probabile di broncopneumopatie croniche ostruttive e altre patologie polmonari croniche, cancro del polmone e altre forme di cancro, cardiopatie, vasculopatie.

Secondo i dati dell’OMS, il fumo di tabacco è la più grande minaccia per la salute e il primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili a livello mondiale, con circa un miliardo di fumatori, di cui circa l’80% vive in Paesi a basso e medio reddito, nei quali il carico di malattia e mortalità collegato al tabacco è più pesante. Il 70% dei consumatori inizia a fumare prima dei 18 anni di età e il 94% prima dei 25 anni.

  A livello mondiale, l’OMS stima che il consumo di tabacco sia la causa di otto milioni di decessi ogni anno; di questi, si stima che quasi novecentomila siano provocati dal fumo passivo che causa anche la perdita di oltre 9 milioni di anni di vita in buona salute (DALYs) per infezioni alle basse vie respiratorie (6,4 milioni), per BPCO (2,5 milioni) e per infezioni all’orecchio (200 mila). L’OMS ha analizzato i risultati di oltre 40 studi sull’impatto del fumo dei genitori sulle malattie delle basse vie respiratorie dei bambini. È stato stimato che i figli di madri fumatrici hanno un eccesso di rischio del 70% di avere malattie delle basse vie respiratorie rispetto ai bambini figli di madri non fumatrici.

La diminuzione della mortalità è senza dubbio il beneficio più importante, sia a lungo termine, correlata alla riduzione della incidenza di neoplasie del polmone e del cavo orale, che a breve medio termine in pazienti con BPCO e cardiopatia ischemica. Chi smette di fumare a 40 anni ha infatti un rischio di morte di poco superiore a chi non ha mai fumato, e anche chi smette a 50 anni riduce di oltre la metà il rischio di morte da fumo.

Tra i fumatori con coronaropatia la sospensione del fumo si associa a una riduzione di un terzo della mortalità globale, indipendentemente dal sesso e dall’età del paziente e dalla gravità della cardiopatia.

 La cessazione del fumo in cardiopatici fumatori sembra quindi essere più efficace di ogni altra terapia o intervento oggi disponibile, il beneficio si osserva già nel breve periodo.

 Il beneficio a medio-lungo termine è dimostrato da uno studio di coorte in ex fumatori (≤20 sigarette/die) che ha evidenziato a 18 anni un rischio di mortalità sovrapponibile ai non-fumatori.

Circa il 20% dei fumatori abituali sono affetti da dipendenza fisica alla nicotina di grado moderato-grave, con sintomi di astinenza. Questi fumatori sono incapaci di smettere di fumare, anche quando siano motivati a farlo dalla consapevolezza dei danni provocati da fumo.

 Le attività che si svolgono presso gli Ambulatori per la Cessazione del Tabagismo, hanno come riferimento le linee guida internazionali e prevedono un intervento terapeutico basato sia su un approccio farmacologico che comportamentale. Il paziente  incontra lo psicologo ed il medico per una valutazione della dipendenza tabagica al fine di elaborare un intervento personalizzato (comportamentale e/o farmacologico) mirato alla disassuefazione. Tra gli interventi farmacologici il cerotto di nicotina riduce unicamente la necessità di assorbire l’alcaloide per via inalatoria e mantiene la nicotinemia per somministrazione transcutanea.  

Anche gli psicofarmaci antidepressivi , mimando le azioni della nicotina, sono in grado di indurre l’estinzione dell’associazione tra nicotina e componenti sensoriali del tabacco e allo stesso tempo disassuefare il  soggetto dalla tolleranza e dalla dipendenza fisica alla nicotina.

 Altri mezzi della paramedicina (agopuntura,orecchini varii, stimolazione di certe aree pressorie) o anche la pranoterapia, nel caso ottengano  un risultato, forniscono, un aiuto a livello subconscio.

Correlazione Tabacco e Covid-19

In base all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i fumatori sono probabilmente più vulnerabili alla COVID-19 in quanto l’atto del fumo fa sì che le dita (ed eventualmente le sigarette contaminate) vengano a contatto con le labbra, aumentando la possibilità di trasmissione del virus SARS-CoV-2 dalla mano alla bocca. 

I dati preliminari e limitati riportati dalla letteratura scientifica internazionale relativa alla COVID-19 suggeriscono la probabilità che l’abitudine al fumo possa essere associata a una maggiore gravità del quadro clinico della malattia. 

Secondo alcuni studi, i fumatori positivi all’infezione da SARS-CoV-2 al momento del ricovero presentano generalmente una situazione clinica più grave dei non fumatori e maggiore probabilità di aver bisogno della terapia intensiva e di ventilazione meccanica. Questo anche perché il fumatore (o ex fumatore) può aver già sviluppato una malattia polmonare o avere una ridotta capacità polmonare. Inoltre altri prodotti da fumo, come le pipe ad acqua, spesso comportano la condivisione di boccagli e tubi flessibili, cosa che può facilitare la trasmissione della COVID-19. In generale, dunque, condizioni che aumentano il fabbisogno di ossigeno o riducono la capacità dell’organismo di utilizzarlo correttamente possono portare i pazienti a un maggiore rischio di gravi patologie dell’apparato respiratorio come la polmonite.

Interrompere il consumo di qualsiasi prodotto del tabacco è perciò oggi ancor più importante. Non è mai facile affrontare un percorso di cessazione, e ancora di più in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo che implica grandi cambiamenti nelle abitudini della vita quotidiana, che possono generare stress e ansia, costringendo le persone a una permanenza forzata in casa, a volte in solitudine. Ma non bisogna scordare che gli interventi per smettere di fumare possono portare a significativi benefici sulla salute anche a breve termine.

Dr. Umberto Ilari

www.iconsiglideifarmacisti.ti

Fonti

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