Carciofo

Il carciofo: contro il logorio della vita moderna

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Così declamava una pubblicità degli anni 60, dove un grande attore come Ernesto Calindri sorseggiava un noto liquore a base di carciofo, seduto con supremo disprezzo del pericolo ad un tavolino in mezzo al traffico caotico.

Le origini del carciofo

Il termine “carciofo” deriva dall’arabo ”harsciof” o ”al – kharshuf” che significa pianta spinosa, riferendosi quindi alle spine di questa verdura, mentre in italiano deriva dal nome scentifico Cynara scolymus, ovvero da cinis (cenere) e scolymus che in greco voleva dire appuntito.

Nel mondo se ne coltivano oltre 90 varietà, ma è il nostro paese che, attualmente, è il maggior produttore mondiale di carciofi.  Nel 900 la ricerca scientifica si è concentrata soprattutto sulle proprietà epatoprotettive, epatostimolanti, coleretiche (aumentano la secrezione nella bile di acidi biliari, ricchi di colesterolo) e ipocolesteromizzanti degli estratti fogliari di Cynara, rilevate dai medici già nel XXVIII secolo.

Nel carciofo sono contenute varie sostanze bioattive: derivati dell’acido caffeico (detti anche acidi clorogenici, tra cui la cinarina), flavonoidi, tanniniinulina e fitosteroli che gli conferiscono molte virtù salutari.

In particolare, questi composti sono presenti in quantità ancora maggiore che nelle foglie, nel gambo del carciofo (sino a 50 volte di più) il che suggerirebbe un impiego molto promettente in nutraceutica di questo scarto di lavorazione (il gambo viene generalmente eliminato, privilegiando per l’alimentazione il “cuore” detto capolino e le foglie della pianta).

Le proprietà benefiche dell’acido clorogenico

Essenzialmente tre:

1) Presenta attività antiossidante (difende l’organismo dall’azione dei radicali liberi,principali responsabili dell’invecchiamento cellualare)

2) Produce una significativa azione sul metabolismo ( Favorisce l’eliminazione dei grassi in eccesso )

3) Produce un effetto ipoglicemizzante ( aiuta a perdere peso )

L’acido clorogenico blocca a livello epatico l’enzima  glucosio 6-fosfatasi, impedendo la trasformazione del glicogeno (che è la forma di deposito di glucosio che si forma nel fegato dopo ogni pasto, utilizzata come forma di energia quando l’organismo ne ha bisogno) in glucosio, e costringendo quindi l’organismo ad utilizzare i grassi come fonte alternativa di energia.

Inoltre l’acido clorogenico agisce sulla ipercolesterolemia in due modi: da una parte inibisce la biosintesi del colesterolo, con un meccanismo d’azione molto simile a quello delle statine (farmaci d’elezione nel trattamento dell’ipercolesterolemia); dall’altra, come già detto, favorisce l’eliminazione  di sali ed acidi bilari, ricchi di colesterolo.

A causa dei suoi effetti stimolanti sulla produzione di bile e delle vie biliari, il carciofo non dovrebbe essere utilizzato in soggetti con calcolosi biliare senza aver sentito il parere del medico

Come preparare una tisana al carciofo

Per preparare la tisana si preferisce utilizzare il gambo dei carciofi in sostituzione oppure in aggiunta alle foglie. Bisogna prima cuocere il gambo tagliato a fettine insieme alle foglie di carciofi (30 g di foglie e/o 5 gambi) per circa 15-20 minuti, poi inserire le fettine di zenzero e limone e cuocere per altri 3 minuti . Quindi spegnere il fuoco e far riposare con il coperchio per altri 10-15 minuti .

Filtrare la tisana ai carciofi aiutandosi con un colino e servirla tiepida.

Sarebbe meglio se si evitasse di dolcificare la tisana prima di berla, ma se proprio si preferisce un sapore più dolciastro si può utilizzare un dolcificante ipocalorico oppure un po’ di miele.

Fonti

Dr. Giuseppe Scala

www.iconsiglideifarmacisti.it

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