Herpes e alzheimer

Infezione da herpes simplex e Alzheimer

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Diversi studi hanno ipotizzato che l’infezione da herpes simplex sia un cofattore nella progressione della demenza di Alzheimer perché il virus favorisce sia l’accumulo di β amiloidi sia l’iperfosforilazione della proteina tau ad opera di proteine erpetiche specifiche.

L’herpes simplex è una malattia virale causata dal virus HSV-1 e HSV-2. Il virus si manifesta con infezioni erpetiche che si distinguono in base alla sede di infezione. La più frequente è l’herpes orale, comunemente detta febbre labiale, che si localizza prevalentemente su bocca e viso. Il virus, tuttavia, può essere trasmesso per via sessuale ed è conosciuto come herpes genitale, la seconda forma più comune d’infezione.

Come si sviluppa?

Lo sviluppo della malattia erpetica comprende un periodo sintomatico (1-2 settimane) in cui sono presenti e visibili delle vescicole che contengono particelle virali infettanti a cui segue la guarigione e la scomparsa delle lesioni.

Dopo l’infezione primaria, il virus si dirige verso i gangli sensoriali dove stabilisce la fase di latenza, una fase da cui può riattivarsi periodicamente in seguito a diversi stimoli e manifestarsi sotto forma di nuove lesioni definite recidive erpetiche.

Una cura volta ad eradicare l’infezione da HSV non è ancora disponibile e alcuni vaccini in commercio o in fase di sperimentazione non hanno evidenziato la capacità di impedire l’infezione o di limitare la comparsa delle recidive erpetiche. Ci sono farmaci antivirali, come l’aciclovir, che riducono lo shedding virale e alleviano i sintomi causati dal virus.

Correlazione tra herpes e patologie neurologiche: il morbo di Alzheimer

La malattia di Alzheimer (AD) oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. È la forma più comune di demenza senile, un’alterazione delle funzioni cerebrali che implica serie difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività quotidiane.

La malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare e può causare problemi come stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. La malattia fu scoperta da Alois Alzheimer, un neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici. Durante un esame autoptico, il medico notò segni particolari nel tessuto cerebrale di una donna che era morta in seguito a un’insolita malattia mentale ed evidenziò la presenza di agglomerati costituiti da placche amiloidi e da fasci di fibre aggrovigliate, i viluppi neuro-fibrillari.

Il principale componente della placca senile è il peptide amiloide β mentre gli ammassi fibrillari sono costituti da forme fosforilate della proteina tau, una proteina assonale associata ai microtubuli.

L’ipotesi del coinvolgimento tra herpes e Alzheimer, prevede diverse fasi:

  1. Il virus HSV-1 entra nel cervello in tarda età favorito da un calo del sistema immunitario;
  2. Il virus va in latenza nei neuroni dei lobi temporali, dell’ippocampo e della neocorteccia, le aree più colpite dall’Alzheimer dove è possibile che si sviluppi il DNA virale associato ai depositi β amiloidi;
  3. Il virus si riattiva periodicamente e causa lievi danni localizzati definiti come forme atipiche di encefalite
  4. Meccanismi autofagici difettivi, messi in atto come conseguenza dell’età avanzata, vengono aggravati dall’azione di specifiche proteine virali che impediscono la degradazione del virus favorendo così l’accumulo di β amiloide.

Ad oggi le placche senili vengono considerate gli effetti sui tessuti nervosi di una malattia di cui, nonostante i grossi sforzi messi in campo, ancora non si conoscono le cause.  Se l’associazione tra il progredire di questa malattia e la latenza del virus HSV nei gangli neuronali dovesse trovare nuovi riscontri, allora sarebbe necessario che la ricerca si adoperi per la produzione di un vaccino profilattico e terapeutico in grado di controllare la riattivazione del virus HSV.

Biancarosa Tullo

www.iconsiglideifarmacisti.it

Fonti

  • Microbiologia farmaceutica, Carlone, Pompei – Edises s.r.l

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