Le origini delle benzodiazepine

Le origini delle benzodiazepine: una storia controversa

Tempo di lettura: 3 minuti

Le benzodiazepine sono la famiglia di farmaci da prescrizione più venduta nell’industria farmaceutica. Alprazolam, noto anche come Xanax, è stato a lungo tra le “pillole” più vendute del settore. Ora ci sono 94 milioni di prescrizioni per varie benzodiazepine solo negli Stati Uniti – quasi una prescrizione ogni tre cittadini. Ma quali sono le origini delle benzodiazepine?

Le origini delle benzodiazepine

Per molti anni c’è stata competizione tra l’industria farmaceutica tedesca e quella americana. Per cui alla scoperta dell’Aspirina tedesca si contrappone quella del paracetamolo americano; ai sulfamidici di origine germanica seguono le penicilline anglo-americane, e ai barbiturici scoperti in Germania si contrappongono le benzodiazepine nate in Roche, azienda svizzera, ma sintetizzate in America.

Dai barbiturici alle benzodiazepine

Questo non è accaduto dall’oggi al domani. Le origini delle moderne benzodiazepine come Xanax (alprazolam), Ativan (lorazepam) e Klonopin (clonazepam) inizia quasi un secolo fa, in Germania, appunto, dove i chimici hanno sviluppato una classe di sedativi noti come barbiturici. I barbiturici sono stati i primi tranquillanti sintetici.

Le aziende farmaceutiche tedesche commercializzavano questa classe di farmaci con vari nomi: Decanol, Luminal e Nembutal. La loro popolarità esplose negli Stati Uniti durante la Grande Depressione degli anni ’30, quando i barbiturici da banco aiutarono milioni di americani a “staccare la spina” riducendo l’attività cerebrale e deprimendo il sistema nervoso centrale.

Quando gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale nel 1941, gli americani consumavano più di un miliardo di barbiturici all’anno. Medici e farmacisti assicuravano ai clienti che le pillole erano innocue, un progresso sicuro rispetto agli oppiacei precedentemente utilizzati come aiuti per dormire.

Purtroppo, però, sebbene i barbiturici aiutassero molte persone  a rilassarsi e ad addormentarsi, producevano anche tolleranza e dipendenza e comportavano un alto rischio di sovradosaggio. E la disassuefazione dal farmaco poteva essere tutt’altro che facile.

Nel 1951, il Congresso americano approvò una legge che richiedeva la prescrizione di un medico per l’acquisto di barbiturici. Ma anche prima della repressione della vendita da banco di barbiturici, le aziende farmaceutiche erano alla ricerca di una generazione di tranquillanti più maneggevoli. E non lo erano certamente Fenotiazine e Meprobramato che, per quanto potenti come efficacia, erano certamente farmaci con un corredo significativo di effetti collaterali.

Leo Sternbach: l’inventore delle moderne benzodiazepine

Nel 1935, un polacco di origini ebree, Leo Sternbach ,nel corso di una ricerca su una nuova vernice, si trovò a sintetizzare una nuova molecola, il clordiazepossido. La ricerca non ebbe gli esiti sperati, e Sternbach  fu assunto dalla  ditta farmaceutica svizzera Hoffmann-La Roche, che per evitare le persecuzioni razziali, lo aiutò ad emigrare in America. Qui riprese i suoi studi sul clordiazepossido, ma poichè non riusciva a trovare un attività farmacologica nelle “Benzodiazepine” le molecole sintetizzate (ne produsse una quarantina) accantonò gli studi.

Se ne era completamente dimenticato quando un suo assistente, nel pulire il laboratorio ,gli chiese che doveva fare di quei prodotti. Il chimico, più per scrupolo che per altro, fece inviare i composti al laboratorio di farmacologia della Roche. Nel 1957 il dottor Lowell Orland Randall, affermò che il composto aveva un’attività miorilassante, nei gatti, ben più potente del meprobamato. Utilizzato successivamente negli anziani, il Librium (così venne chiamato il farmaco) mostrava una significativa azione sedativa. Tutto questo senza tossicità significativa. Fu introdotto nel mercato nel 1960.

Il nuovo farmaco funzionava sui neurotrasmettitori in maniera analoga a quanto prodotto dai barbiturici e con effetti simili, ma senza produrne la stessa dipendenza, o almeno cosi’ si pensava.

L’epopea del Valium

Nel 1958, Hoffmann-La Roche brevettò un’altra benzodiazepina, chiamata diazepam, che presto sarebbe diventata famosa in tutto il mondo come Valium. Le vendite del nuovo farmaco eclissarono rapidamente quelle dei vecchi barbiturici.

Nel 1975, La-Roche iniziò a commercializzare clonazepam (nome commerciale, Rivotril); due anni dopo, Wyeth Pharmaceuticals ha rilasciato lorazepam (marchi: Tavor, Control, Ativan).

Entrambi i farmaci erano commercializzati ai medici e al pubblico come “diversi” dal Valium: più sicuri, ad azione rapida, richiedevano dosaggi molto più bassi e comportavano meno rischi. Ma le somiglianze dei nuovi farmaci con il Valium erano più importanti delle differenze, accentuate dai produttori di farmaci. Tanto per cominciare, nell’evitare del tutto la vecchia etichetta “tranquillante”, a favore del nuovo termine generico “ansiolitico”.

Questa nuova denominazione suggeriva falsamente una classe di farmaci completamente nuova, con una neurochimica fondamentalmente diversa. I loro dosaggi più bassi, nel frattempo, mascheravano la potenza notevolmente aumentata dei nuovi farmaci: 1 milligrammo di clonazepam (Klonopin) e alprazolam (Xanax) equivale a circa 20 milligrammi di Valium come effetto sedativo.

Nel 1979, il senatore del Massachusetts Ted Kennedy guidò un’audizione al Senato sui pericoli delle benzodiazepine, di cui il Valium era ancora il più noto. Ironia della sorte, la crescente notorietà del Valium  contribuì a garantire il fallimento delle udienze, per cui, piuttosto che mettere in rilievo l’uso sconsiderato di tutte le benzodiazepine, si preferì mettere in risalto la tranquillità offerta dai nuovi farmaci rispetto al Valium, appunto.

Assunto in modo opportuno, invece, rimane il migliore farmaco del suo genere mai inventato. Nella migliore tradizione dei chimici, Leo Sternbach sperimentò in prima persona le sue sostanze. Il Librium lo faceva sentire stanco – disse – mentre il Valium lo deprimeva. “Per chi non ne ha bisogno – sosteneva lo scienziato – è meglio un bicchiere di whisky”. Non sapeva che Liz Taylor, nel dubbio, li prendeva entrambi.

Dr. Giuseppe Scala

www.iconsiglideifarmacisti.it

Fonti

https://www.rxlist.com/benzodiazepines/drug-class.htm

https://www.webmd.com/mental-health/addiction/benzodiazepine-abuse#1

https://pubs.acs.org/doi/10.1021/jm00187a001

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