Le patate possono essere tossiche?

Le patate possono essere tossiche?

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Una patata verde indica la presenza di una tossina che può causare disturbi gastrointestinali, indurre il coma o addirittura la morte entro 24 ore dal consumo.

La storia

Era il secondo giorno del trimestre autunnale in una piccola scuola maschile nel sud di Londra nel 1979. Senza preavviso, 78 scolari e un gruppo di sorveglianti si ammalarono contemporaneamente. I sintomi includevano vomito, diarrea, dolore addominale e, nei casi più gravi, depressione del sistema nervoso centrale. Diversi pazienti erano in coma con episodi di spasmi convulsivi e violenti attacchi di febbre. In molti di loro vi erano segni di collasso circolatorio periferico. Entro cinque giorni dall’epidemia iniziale, tutti i pazienti si erano ripresi completamente, anche se alcuni hanno sofferto di allucinazioni per diversi giorni. Ma cosa aveva causato una malattia così improvvisa e misteriosa?

Il colpevole fu individuato: si trattava di un sacchetto di patate lasciato in deposito nel precedente periodo estivo. Dopo un’attenta analisi della sequenza degli eventi, l’insorgenza dei sintomi veniva individuata in un periodo che comprendeva dalle 4 alle 14 ore dopo aver mangiato patate bollite, prese dal sacco. I tuberi presentavano un’elevata concentrazione di una tossina, la solanina, un glicoalcaloide che fu isolato per la prima volta nel 1820 nelle bacche della belladonna nera europea, ma che è presente anche nei pomodori, nelle melenzane ed in alcune qualità di frutti di bosco.

La Solanina

Ora, prese in piccole quantità, i glicoalcaloidi come la solanina (o la caconina, pure contenuta nelle patate) possono offrire benefici per la salute, perché presentano attività antimicrobica, e possiedono effetti ipoglicemizzanti ed ipocolesterolemizzanti. Ma possono diventare tossici se assunti in quantità rilevanti: secondo Snopes (sito web famoso per confutare legende metropolitane), un adulto sano avrebbe bisogno di mangiare più di 1 kg e mezzo di patate verdi a pranzo per avere effetti collaterali neurologici. I bambini, tuttavia, a causa delle loro dimensioni ridotte, sono più suscettibili.

Come fare ad individuare le patate tossiche?

Come scoprire quando la solanina è presente in quantità rilevante e potenzialmente pericolosa in una patata? Come già accennato, vi è un metodo infallibile: controllare se la patata sta diventando verde.

Sebbene il colore verde che si forma sulla buccia di una patata sia in realtà la clorofilla, che non è affatto tossica (è la risposta della pianta all’esposizione alla luce), la sua presenza  indica concentrazioni significative di solanina. La tossina nervosa viene prodotta nella parte verde della patata (le foglie, il gambo e le eventuali macchie verdi sulla buccia). Il motivo per cui esiste? Fa parte della difesa della pianta contro insetti, malattie e altri predatori.

Gli effetti tossici

L’ingestione di quantità rilevanti di solanina può causare vomito, diarrea, mal di testa, paralisi del sistema nervoso centrale (come evidenziato dall’incidente sopra) ma in alcuni rari casi l’avvelenamento può causare coma… persino la morte. Gli studi hanno registrato malattie causate da una gamma variabile tra i 30 e i 50 mg di solanina per 100 grammi di patata, ma i sintomi variano a seconda del rapporto tra il peso corporeo e la quantità di tossina ingerita e sono determinati anche dalla tolleranza individuale all’alcaloide.

Come prevenire la germinazione

È essenziale conservare le patate in un luogo fresco, asciutto e buio se si intende conservarle a lungo. E’ opportuno tenere le patate lontane dalle cipolle, perché germoglieranno più velocemente. E’ necessario eliminare i germogli e le macchie verdi prima della cottura: il resto della patata dovrebbe essere sicuro per il consumo. Se si nota un sapore insolitamente amaro nella patata, tuttavia, questo potrebbe essere un segno di un aumento dei glicoalcaloidi nel tubero che quindi va scartato.

Piccola curiosità finale: alla patata, tutto sommato, malgrado la..solanina, è andata piuttosto bene. Non si può dire altrettanto alla melenzana, altra solanacea: di origine persiana, veniva chiamata “Al badinjian” cioè uovo del diavolo. La denominazione fu tradotta nel latino “melenzana” cioè mela insana. Mela per la forma rotondeggiante che prevaleva all’epoca ed insana…vi lascio immaginare perché.

Dr. Giuseppe Scala

www.iconsiglideifarmacisti.it

Fonti

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