Super batteri: nel 2050 saranno la prima causa di morte

Super batteri: nel 2050 saranno la prima causa di morte

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Per cominciare, ci sono circa 5 milioni di trilioni di trilioni di batteri – un numero con 30 zeri – sul pianeta e solo  7,6 miliardi di uomini. Ma la più grande minaccia posta dai batteri non è solo la loro abbondanza, quanto il fatto che le nostre migliori difese contro di loro stanno diventando ogni giorno meno efficaci.

Con il minor numero di nuovi antibiotici scoperti, e più batteri che diventano immuni a quelli attuali, l’umanità è destinata sicuramente alla sconfitta nella guerra contro le infezioni batteriche

Il primo dato in assoluto sull’impatto della resistenza agli antibiotici negli Stati Uniti è arrivato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) nel 2013: i ricercatori hanno stimato che almeno 2 milioni di persone sono infettate ogni anno da batteri resistenti agli antibiotici. Di questi, 23.000 muoiono per infezioni.

Queste infezioni iniziano più spesso in un ambiente sanitario, come un ospedale o una casa di cura, ma possono verificarsi ovunque.

Alcuni di questi super batteri includono malattie a trasmissione sessuale resistenti ai farmaci o quelli che possono causare attacchi mortali di diarrea.

Si stima che entro il 2050 questi batteri saranno in grado di causare non meno di 10 milioni di morti in tutto il mondo ogni anno.

Attualmente stiamo vivendo una crisi sanitaria globale“, ha detto  César de la Fuente-Nunez, un ricercatore post-dottorato del MIT che lavora per trovare nuovi modi per combattere questi microscopici serial killer.

Ma c’è qualche speranza: gli scienziati potrebbero aver scoperto una nuova chiave per combattere le infezioni con con peptidi e amminoacidi.

La breve storia degli antibiotici

Per un breve periodo storico, l’uomo ha avuto la meglio sugli agenti batterici.

Tutto ebbe inizio nel 1928 con la scoperta del primo vero antibiotico: la penicillina.

Alexander Fleming scelse di non brevettare la sua scoperta, affermando che la natura era il suo inventore, e che lui  si è semplicemente imbattuto in essa per caso.

Ma la scoperta e lo sviluppo di farmaci sono cambiati radicalmente dai tempi di Fleming.

Negli ultimi decenni, i principali produttori di farmaci si sono ritirati dallo sviluppo degli antibiotici. Il motivo è relativamente semplice: la ricerca e lo sviluppo  di chemioterapici efficaci sui batteri resistenti alla maggior parte degli antibiotici disponibili attualmente può rilevarsi un pessimo affare.

Le aziende farmaceutiche possono spendere più di 2 miliardi di dollari per sviluppare un farmaco ,dalla sperimentazione di fase I all’approvazione sul mercato. E tutto questo per una medicina che potrebbe essere utilizzata in un numero relativamente poco elevato di casi.

Tutto ciò non ha senso dal punto di vista finanziario.

Una nuova speranza antibatterica

Una recente ricerca pubblicata sulla rivista ACS Synthetic Biology suggerisce che nuovi antibiotici potrebbero nascondersi all’interno di peptidi antimicrobici, o AMP.

Si tratta, in pratica, di piccole molecole proteiche costituite da un numero relativamente basso di amminoacidi (15 -20) largamente diffuse in natura.

Questi AMP fanno parte delle difese naturali di tutti gli organismi viventi ed  aiutano ad eliminare gli “invasori estranei”, siano essi batteri, virus o funghi pericolosi.

Ricerche precedenti hanno dimostrato che gli AMP sono “candidati eccellenti per lo sviluppo di nuovi agenti antimicrobici“, sebbene, da soli, spesso non siano abbastanza potenti da uccidere alcuni dei batteri più pericolosi.

Il loro meccanismo d’azione sarebbe relativamente semplice: le molecole peptidiche attraverso almeno tre diversi meccanismi, produrrebbero la formazione di pori sulla superfice della cellula batterica in modo da produrne un alterazione metabolica e, successivamente, la morte.

La parte difficile, afferma de la Fuente-Nunez, l’autore senior della ricerca appena pubblicata, è scoprire quali peptidi – o due o più amminoacidi collegati tra loro – nel codice genetico possono essere utilizzati per attaccare i batteri resistenti agli antibiotici.

Nello studio, de la Fuente-Nunez e altri ricercatori del MIT e dell’Università di Napoli Federico II in Italia hanno utilizzato uno “algoritmo” che consente loro di navigare nei database di proteine.

“È una specie di motore di ricerca”, ha detto de la Fuente-Nunez.”Siamo in grado di guardare dove nessuno è stato in grado di guardare prima.”

Quello che hanno scoperto è che alcune combinazioni di amminoacidi sono più efficaci di altre nell’eliminare i batteri. Una di queste era costituita da piccoli pezzi del peptide pepsina A, che aiuta lo stomaco a digerire il cibo.

I ricercatori hanno scoperto che sarebbe in grado di antagonizzare  comuni ceppi batterici come quelli dell’E. Coli o della  Salmonella, responsabili, tra l’altro di frequenti casi di intossicazione alimentare.

Un altra di queste molecole, basata sul Chitosano ,uno zucchero che si trova nel guscio dei crostacei, sarebbe in grado di agire sul fattore di resistenza batterica dei microbi, rendendoli nuovamente sensibili ai piu’ comuni antibiotici.

Ovviamente un ulteriore vantaggio offerto da queste promettenti molecole consisterebbe dalla loro assoluta mancanza di tossicita’ o di effetti collaterali di rilievo per l’uomo.

“Questi peptidi rappresentano quindi una nuova promettente classe di antibiotici”, hanno concluso i ricercatori.

Ma ci sono ancora molti altri test da fare.Per un  loro uso su larga scala potrebbe volerci piu’ di un decennio.

“Speriamo di colmare il divario e renderlo più breve”, ha detto de la Fuente-Nunez.

Il problema più rilevante è l’impossibilità di proseguire le ricerche con i soli fondi governativi: l’auspicio è quello che, quanto prima, le aziende farmaceutiche si interessino allo sviluppo di tali farmaci, promuovendone la ricerca e lo sviluppo.

Dr. Giuseppe Scala

Fonti

https://newsinhealth.nih.gov/2014/02/stop-spread-superbugs

https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/infectious-diseases/expert-answers/superbugs/faq-20129283

https://www.medicalnewstoday.com/articles/327093

https://www.sciencedaily.com/releases/2020/09/200910090114.htm

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